8 Agosto 2017 – Dalla montagna al mare

La sveglia che suona, le poche ore di sonno e la fretta.

Come tutte le mattine sempre la stessa routine: corse dalla camera al bagno e dal bagno alla camera.

Doccia veloce, Mi metto le lenti, mi lavo i denti e così via finché non mi rendo conto che è tardi e che è l’ora di andare al ritrovo per la colazione.

È il secondo giorno che si va a fare colazione e già abbiamo delle perdite:  gente che rimane a letto per dormire un’ora in più.

Siamo in 15 più o meno . solito bar di ieri. Per me un thè caldo e una brioche alla crema. La giusta quantità di zuccheri per affrontare una nuova giornata.

Oggi però, per andare a Sant’Anna, abbiamo un autobus a nostra disposizione. Che fortuna, almeno ci risparmia di dover fare, di nuovo, le 6 ore di camminata.

Siamo arrivati e qui incontriamo Enrico Pieri, un altro superstite.

Siamo a sedere in piazza tutti pronti ad ascoltarlo. Ci hanno raggiunto anche Adele e Siria Pardini, due sorelle anche loro superstiti.

La storia di Enrico è anche questa molto commovente. Ci ha raccontato anche lui di come ha vissuto quella mattina , di come è riuscito a sopravvivere ma anche di quello che ha fatto dopo e di come è andato avanti.  Ci ha mostrato la sua casa, dove ora si trova il bar.

Ci ha detto anche di tutto quello che ha fatto per evitare che questo fatto venga dimenticato.

Ora siamo in cammino, con Siria e Adele, verso la strada che ci porterà alla loro vecchia casa. Sono entrambe signore molto gentili e simpatiche. 

Accompagno Adele a braccetto durante un piccolo tratto per arrivare alla loro vecchia casa. Mi racconta, durante la camminata, qualche aneddoto sulla sua vita e su quella delle sue sorelle.

Arriviamo alla casa. un’abitazione che possiamo notare sia stata restaurata recentemente ma nonostante questo è ricca di fatti storici. Ci raccontano la loro storia, di come per miracolo sono riuscite a salvarsi e di quello che hanno fatto dopo. Per chi come me, non è molto abituato a sentire cose del genere, è ovvio che venga colpito da attimi di commozione. È strabiliante il fatto di come, queste persone, siano riuscite ad andare avanti dopo tutto quello che hanno passato.

Ci fanno anche vedere il muro in cui, quella mattina , la loro famiglia fu posizionata in 3 file: dietro la fila con le persone più alte, davanti a loro quelle un po’ più basse e così davanti a loro quelle ancora più basse.

Ci raccontano di come uccisero la loro madre e di quando iniziarono a sparare a raffica colpendole. Fortunatamente riuscirono a salvarsi.

Andiamo verso l’ossario passando dal sentiero per la pace, se non mi sbaglio. Mi dice Adele che a lei dispiace molto che questo sentiero, che dovrebbe essere mantenuto, presenti uno stato di abbandono. Con tavole dismesse, erba alta e pruni.

Arriviamo all’ossario che vedo per la mia prima volta. Una piccola stradina, con le bandiere  di stati europei ai suoi lati, ci porta al monumento. Un’imponente struttura con pietra a vista e rialzato. Alla base troviamo i nomi di alcune persone morte in quella mattina. Sotto la struttura troviamo una scultura rappresentante una madre che tiene una bambina in braccio. Dietro c’è una  grande pietra con su scritti i nomi, in ordine alfabetico, delle persone morte durante l’eccidio. La più piccola aveva 20 giorni mentre la più grande ne aveva 87. C’è anche una campana ristrutturata recentemente.  

È l’ora di pranzo quindi ci incamminiamo verso il bar dove ci aspettano per mangiare.

Il menù del pranzo di oggi prevede: insalatina leggera, formaggi e salumi.

Al tavolo con noi ci sono anche Siria e Adele. Tra le chiacchiere e le risate il pranzo è finito. Le due sorelle proprio come le classiche nonne si sono prese cura di noi. Offrendoci l’acqua durante il percorso, riparandoci dal vento quando eravamo all’ossario e, per finire, offrendoci cracker e pastine a fine pranzo.

Si è fatta una certa ora e, dopo aver salutato Adele e Siria e esserci riposati con tanto di gelato , il pullman ci aspetta per riportarci al convento.  

Siamo sul pullman di ritorno e possiamo scegliere: andare al mare o andare a riposarci al convento.

Ovvio che la mia scelta ricade sull’andare al mare. Veniamo ospitati in un bagno. Faccio  per entrare in acqua e noto, come ormai ben risaputo, che l’acqua del mare  della Versilia non è delle migliori ma comunque ci si accontenta. Prendiamo anche un pedalò e due tavole da windsurf ma senza vela. Tra risate, nuotate e tentativi fallimentari per provare a stare in piedi sulla tavola ci rendiamo conto che è l’ora di tornare al convento. Guardo l’ora,  siamo in ritardo e ormai abbiamo perso il pullman con il quale saremmo dovuti tornare. Fortunatamente c’è quello dopo.

 

Mi rendo conto che siamo nuovamente in ritardo. Metto fretta  a tutti e si va di corsa alla fermata. Per nostra fortuna siamo in Italia e quindi il pullman è in ritardo. 

All’arrivo in convento mi fiondo sotto la doccia nell’attesa della cena.

Anche stasera decidiamo di uscire e ci mettiamo alla ricerca di un bar carino dove andare a fare una bevuta. Prendo un long Island e ci mettiamo a sedere. Ci diamo alle solite chiacchiere da bar per conoscerci meglio. Siamo tornati in convento e facciamo  un “After-Party” ,cioè ci ritiriamo tutti in camera di Federica e Noura.

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