10 Agosto 2017 – La Serata

Sono al ritrovo per la colazione. Ogni giorno sempre meno. Anche se di solito sono una persona a cui piace tanto dormire e che un’ora in più di sonno non mi fa schifo, soprattutto in questi giorni che dormo pochissimo, fino all’ultimo andrò a fare colazione. Questa é una promessa.

Ormai prendo il solito. sfoglia e the.

Siamo al convento e, nell’attesa che quelli del mio workshop siano svegli, partecipo a un’intervista fatta da uno dei workshop. L’intervistata si chiama Marisa Pieri.

Marisa Pieri è una figlia di due superstiti,  è nata a Sant’Anna nel 1949. Oggi ha 68 anni.

Ci racconta di come ha vissuto lei in un villaggio che ha visto una strage, in un posto che riporta i segni di un massacro. Dove i bambini non potevano giocare e dove vedeva regolarmente persone sfollate. Nonostante lei non fosse una superstite si sente comunque come se fosse nata da un grande dolore e anche se non ha vissuto direttamente in quel periodo ne ha avuto delle conseguenze.

Lei da quando è nata ha saltato solo 2 volte la commemorazione.

Ci afferma che per tutte le persone di Sant’Anna la cosa più importante è mantenere la memoria di ciò che è successo.

Rimango senza parole di fronte a tutto questo. Ci mostra anche dei documenti e, tra questi, anche una letterina di una figlia di suo padre, che aveva scritto per natale a suo padre , se non mi sbaglio.

Purtroppo non assisto a tutta l’intervista anche se mi sarebbe piaciuto molto.

Mi viene affidato il compito di scrivere il discorso per domani sera .

Mi isolo da tutti, sono nella mia stanza. Acqua frizzante e fonzies sono i miei unici compagni.

Penso a cosa scrivere e, alla fine, mi lascio andare e scrivo quello che è, per me, il campo della pace.

Il pranzo è finito e siamo pronti per andare a visitare un laboratorio di marmo qui a Pietrasanta.

Il laboratorio è molto bello, ci è stato spiegato il modo in cui viene lavorato, come funziona, come nasce e da dove viene il marmo. Ci hanno mostrato anche vari lavori che hanno svolto e il modo in cui riuscivano, tramite appositi attrezzi, a scalare le varie sculture e a fare più grandi o più piccoli, seguendo la richiesta dl committente.

 

Siamo al convento e Io ritorno nella mia stanza a finire il mio discorso. Dopo un po‘ mi prendo una pausa e tra due chiacchiere e due risate, mi rendo conto di aver perso un sacco di tempo. Fortunatamente il mio discorso è finito. Mi ritrovo con il gruppo e non so bene come ma mentre io, in un ora e mezzo, sono riuscito a perdere tempo e a perdere il telefono, loro sono riusciti a fare una pagina Facebook, una pagina Twitter, un blog e un podcast per una radio tedesca.

La cena è finita e dopo una piccola riunione di aggiornamento con tutti decidiamo di uscire tutti insieme, eccetto Irene, l’artista, che doveva rimanere al convento per finire un lavoro . Povera irene, ma non ti preoccupare! Berremo e ci divertiremo anche per te.

Siamo al solito bar che ormai è diventato il nostro punto di riferimento dopo varie serate passate qui . tra bevute, chiacchierate e risate passiamo il tempo.  non so che ore sono, ho già fatto due bevute e mi ritrovo a camminare per andare alle vedute, per vedere Pietrasanta dall’alto , con: Nick, Christina, Jana e Marina.

Facciamo due chiacchiere e tra spagnolo e inglese ci intendiamo. Loro decidono di entrare in un cantiere per andare a vedere le mura. Io però non voglio andare per motivi di sicurezza. Da amante delle normative e dei decreti sulla sicurezza nei cantieri e nei posti di lavoro preferisco rimanere fuori. Torniamo in piazza e mentre loro decidono di fare un ultimo giro e tornare verso il convento io ritorno a bere con quell’altri.

Tra vari shot e bevute varie, lo stato di sobrietà ormai ci ha lasciato.. Ci ritroviamo in piazza e armati di birre e di youtube ci diamo al karaoke libero e tra certe notti, despacito, un po’ di jovanotti e varie canzoni si arriva a notte tarda. Ma non passato inosservati nemmeno discorsi filosofici, di quelli da ubriachi. Imparo anche parole nuove che mi sono state insegnate dal mio,ormai caro, traduttore personale, Julian. Le parole sono: Wegbier e vorglὔhen. La prima significa prendere una birra da bere durante il viaggio e la seconda significa bere prima di uscire per andare a bere. Due parole, soprattutto la prima, che devo dire sono quasi uno stile di vita.

Sono queste le serate che porterò con me per tutta la vita. La condivisione di momenti speciali tra culture diverse. Il ridere e lo scherzare insieme nonostante le differenze. Il capirsi nonostante la diversa lingua.

Ho voluto passare un po’ di tempo con tutti anche perché siamo prossimi alla fine di questa esperienza e il tempo a nostra disposizione sta per terminare. So già che il giorno della partenza sarò molto triste e che mi mancheranno le serate come queste. Ma ora come ora l’importante è divertirsi al massimo e ci piangeremo addosso una volta tornati a casa anche perché, ora, non ne abbiamo tempo.

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