12 Agosto 2017 – Una lunga giornata

L’aver dormito di più rispetto agli altri giorni mi porta ad essere più riposato ma il sonno e la stanchezza sono sempre presenti.

Per arrivare il prima possibile al ritrovo fuori dal convento oggi faccio una grandissima rinuncia: non mi metto le lenti e esco con gli occhiali! Ebbene si, mi vedranno tutti con gli occhiali cosa che in estate è molto ma molto raro.

La colazione oggi è un po’ prima del solito e  al ritrovo siamo solo e Nick e mentre, di solito, aprivo io il portone, oggi Nick mi ha battuto sul tempo di pochissimo e ha aperto lui.

Siamo al bar io, Nick e Petra. Chiedo quello che ormai è il solito: the e sfoglia.

Siamo al convento e corro a mettermi le lenti e nel mentre c’è un autobus fuori che ci sta aspettando per poi portarci a Sant’Anna.

Armato di computer e Ipad sono pronto per andare al punto di ritrovo.

Ci sediamo ai tavolini del bar per finire il discorso ma alla fine, visto che io avevo già scritto il discorso di ieri sera e che siamo già abbastanza, me ne tiro fuori e lascio finire loro.

La cerimonia è bellissima, moltissime persone riempiono il giardino davanti la chiesa. I vari sindaci dei comuni della Toscana seguiti dai gonfalonieri con lo stemma del proprio comune. C’è anche lo stemma della provincia di Lucca.

È il momento di salire all’Ossario perché la cerimonia continua lassù. Parte tutta la parata con i vari gonfalonieri e i sindaci.

Mi aggiungo una volta che sono passati tutti.

All’arrivo iniziano tutti i discorsi. Sono intervenuti: Enrico Mancini,  il senatore Andrea Marcucci, Maurizio Verona, ,Vittorio Bugli, Vadim Tkhor il  primo segretario dell’Ambasciata Russa in Italia, Irmgard Maria Fellner dall’ambasciata tedesca e Alexander Zvyacincev il vice procuratore generale della Russia.

È arrivato il momento del nostro intervento. Parte Arbina Dika con il discorso in italiano. Si sente che è molto emozionata nel leggerlo. Il discorso, da lei ideato, è molto bello ed emozionante.

Subito dopo parte Julian Kufferath Sieberin con il discorso in tedesco.

Purtroppo non ci capendo nulla del suo discorso ma sono certo che anche questo è molto bello.

La cerimonia è terminata e ora ci aspetta il pranzo da Enrico Pieri.

Siamo a tavola. Un mix tra tedeschi e italiani e in più molte altre persone.

A tavola con noi, dietro di me, c’è anche Irmgard Maria Fellner. Accanto a me, invece, si siede l’avvocatessa Gabriele Heinecke. Faccio due chiacchiere con lei e nonostante tutto quello che ha fatto nella sua vita  che la porta ad essere una persona da prendere come esempio , con me è stata molto gentile e simpatica ed è anche una persona molto tranquilla.

Mi faccio anche qualche bicchiere di vino soprattutto, in compagnia, con il mio caro compagno di bevuta-traduttore personale Julian.

Tra due discorsi, qualche risata e vari bicchieri di vino ci ritroviamo alla fine del pranzo e fa un intervento Eberhard Frasch. Ringrazia i membri del campo e il museo di Sant’Anna, a nome dell’iniziativa. Ringrazia facendo loro un dono per il lavoro che hanno svolto : Gabriele Heinecke; Fabrizio, il nostro cuoco; Enrico e Mario per tutto il tempo che ci hanno dedicato;  Petra, Helena, Wendelin e Giulia; L’artista Irene Lupi; Michele Morabito, sindaco del Comune di Stazzema; Irmgard Maria Fellner, dell’ambasciata tedesca a Roma; Simone Caponera e Simone Tonini, responsabili del museo; E alla fine, non meno importante, Christina Gohle, per essersi impegnata scrivendo regolarmente il suo blog.

Siamo prossimi alla partenza e tra i vari saluti e abbracci ci sono anche delle lacrime. Lacrime che vengono spontaneamente. lacrime che indicano la fine di un percorso unico e indimenticabile che vorrei non finisse più. dove ho conosciuto persone bellissime e speciali.

Al ritorno al convento c’è un momento di riposo.

Ci ritroviamo per l’ultima volta insieme per vedere i nostri lavori svolti, per parlare di quello che abbiamo provato e per dare una conclusione a questa esperienza.

Una riflessione personale sul mio percorso: da studente di un tecnico CAT (istituto tecnico tecnologico indirizzo Costruzioni, ambiente e territorio) devo dire che ero un po’ fuori luogo. Le cose fatte li non rientravano molto con il mio percorso didattico,  non avevo conoscenza della lingua tedesca e a malapena so un po’ di inglese e essendo passato ora in quinta non ho ancora studiato la seconda guerra mondiale però, nonostante tutto, ritengo che questa sia stata, per me, un’esperienza unica. Ho imparato cose nuove, sono migliorato interiormente ed è cambiato molto il mio modo di pensare. E questa e una cosa che consiglio di fare, almeno una volta nella vita, a tutti.

Ci spostiamo nel refettorio dove Irene ci mostra il video fatto da lei, su cui ha lavorato in questi giorni.

Il poco tempo ci porta a fare veloce. Stasera ci aspetta una cena alla croce verde.

Tutti in tiro e belli profumati siamo pronti per andare.

Ultima cena, un’atmosfera di serenità, ottimo cibo e del buon vino.

 

Si mangia e si beve, condividendo e ricordando momenti di questi giorni, ridendo e scherzando tutti insieme. Tra un goccino e l’altro la nostra lucidità ci stava sempre più abbandonando. Tra parole nuove come: Weinschorle, per indicare il vino con acqua frizzante ( una cosa che se faccio a casa mia mi buttano fuori!!).  la spiegazione di “un goccino” e il: “ avremo tempo di riposarci quando saremo morti” o “Schlafen kann man wenn man tot ist”, in tedesco.

 

Sapere che quella sarebbe stata l’ultima notte ci porta a voler utilizzare fino all’ultimo minuto per stare in compagnia. Le risate non mancano ma nemmeno le promesse. Già io e Julian ci siamo promessi che se mai andrò in Germania lo devo chiamare e si va a bere birra(Anche se a me non piace) visto che io , qua in Italia, l’ho riempito per bene di vino. Non ti preoccupare Julian perché io cercherò di venire in tutti i modi il prima possibile, questa è una promessa.

Per i tedeschi è un po’ più difficile rimanere svegli fino a tardi per via che a loro, a differenza nostra, sarebbe toccato fare un lunghissimo viaggio in treno con molti cambi.

Mi faccio l’ultima bevuta e visto il mio stato per sbaglio torno al convento con il bicchiere del bar in mano.

 

Nella cucina del convento trovo Helena, Nick e altri alle prese con

 

la preparazione delle cose da mangiare durante il viaggio.

 

Notte tarda. Nonostante l’ora siamo fuori a fare le ultime chiacchiere, insieme, sotto il cielo stellato. Decido di ritirami nella mia stanza, visto l’ora e la stanchezza, saluto e auguro la buonanotte.

11 Agosto 2017 – La Fiaccolata

Mi sento in dovere di ringraziare un gruppetto di anziani che sta chiacchierando sotto la mia finestra. Grazie mille, sono solo le 6:30 di mattina e sono andato a letto alle 4:30. Ma tranquilli! anzi, se volete, vi porto volentieri qualcosa da bere o da mangiare.

sono in uno stato di semi-coscienza e sto cercando di trovare la voglia di alzarmi dal letto. Com’è che si dice:” la notte leoni e la mattina…  “

Ogni mattina è sempre più dura, vado a letto così tardi e mi sveglio così presto che, a volte, mi sembra di incontrarmi nella tragitto che va dal mio letto e arriva al bagno.

Come ormai stiamo facendo da molte mattine:colazione al bar.

Questa mattina siamo solo in 3 più Petra.. Alla fine, secondo me, se si continua così, a fare colazione ci andrà solo Petra.

Decido di cambiare: per me un caffè e una sfoglia, grazie.

Con così poche ore di sonno, per carburare, avrei bisogno di una tanica di caffè ma insomma, per ora, mi accontento di una tazzina.

 

Mi ritrovo con il mio workshop e ci dividiamo per l’ennesima volta i compiti. io vado con altre persone, non del mio gruppo, per provare a tirare giù due righe per il discorso di sabato.

È ora di pranzo e il menù prevede qualcosa di diverso: Pizza!

Aspettate un attimo questa non è pizza! Anzi, chiamare questa cosa pizza, risulta quasi essere un’offesa. Ma insomma, alla fine, la fame ha il sopravvento quindi mi accontento.

Tra un ora bisogna partire e Sara e Noura mi fanno il grande piacere di andare a stampare il mio discorso per stasera e, nel mentre,  io mi faccio la doccia. Solo che… rullo di tamburi.. il WI-FI del convento non funziona.

 

Panico ! corro su e giù per il convento con il computer e l’ipad in cerca di un modo per inviare a loro il mio discorso. Ma niente da fare: il WI-FI, sembra che non voglia proprio funzionare.

La partenza sempre più vicina, Sara e Noura che non sanno come fare, io che corro su e giù per il convento preso dal panico. Colpo di genio! Intanto mando il discorso su whatsapp a Sara cosicché loro possano riscriverlo e mentre loro lo stanno riscrivendo io faccio gli ultimi tentativi… ma niente da fare.

Ora c’è un altro problema però ! tra poco dobbiamo partire e, Sara e Noura, non sono ancora tornate. Ma alla fine è semplice: andiamo in macchina con Giulia.

Siamo a Sant’Anna e durante la merenda incontro una signora che si occupa di organizzare l’ordine in cui verranno letti i discorsi stasera. Con tutta tranquilla e con un po’ di sicurezza le faccio leggere il mio discorso( non per vantarmi ma penso di averlo fatto carino). E qui iniziano i problemi. Secondo lei, alcune parti del mio discorso, risultano essere un po’ fuori luogo e, così, mi elimina una bella parte di discorso. Non nascondo che ci sono rimasto un po’ male di questa cosa. Il mio discorso( che dopo aggiungerò)è una piccola riflessione su cosa è stato per me questo campo. È normale quindi che vi siano parti allegre.

 

 

Raggiungo al bar quell’altri e racconto loro l’accaduto.  Si rifiutano di questa cosa. Secondo loro dovrei leggere comunque il mio discorso. Io non so cosa fare, non sono mai stato alla fiaccolata e non vorrei offendere nessuno.

È sera e a Sant’Anna ci raggiungono anche quelli della camminata della pace. Persone che sono arrivate a piedi da Marzabotto fino a Sant’Anna.

Ci invitano a partecipare a uno spettacolo teatrale. Lo spettacolo è molto carino solo che, la mancanza di molte ore di sonno e la tanta stanchezza , mi portano ad accusare un po’ di sonnolenza. Accanto a me c’è Giulia e anche lei non riesce a stare li dentro.  Raggiungo Giulia fuori e ci sediamo al caldo dentro al bar. Ci raggiunge anche Irene e così decidiamo , per l’attesa, di prendere qualcosa da bere.

È ora di cena e siamo nel giardino di Enrico Pieri. Menù a base di pasta, grigliata

 

e insalata. Tutto buono cucinato dal nostro caro cuoco Fabrizio.

Il freddo regna sovrano ma fortunatamente Christina e Helena ci hanno portato delle cose prese al convento. Mi metto un asciugamano bianco sulle spalle per pararmi un po’ dal freddo.

È ora di andare, la fiaccolata sta per incominciare.

 

Silenzio, freddo e suono delle campane ci accompagnano durante la fiaccolata.

Nel silenzio la mia testa scoppiava di pensieri, non sapevo cosa fare. Lo leggo interamente il mio discorso o vado sul sicuro e leggo solo la parte che mi è stata consigliata dalla signora?

Siamo all’Ossario e raggiungo le altre persone che, come me, fanno un piccolo discorso o un piccolo intervento. Inizia a piovere e la signora ci  annuncia che se continua così sarebbe meglio interrompere i discorsi per tornare giù.

Il destino, penso. Alla fine smette e quindi, dopo che Petra mi ha fatto coraggio, decido di leggerlo interamente. Un po’ di emozione mi attraversa durante la lettura.

Mi scuso per il mio discorso e spero di non aver offeso nessuno.

Ritorniamo alla piazza principale in silenzio.

Siamo di ritorno al convento e, con Giulia alla guida, andiamo a fare un giro in macchina verso Forte Dei Marmi.

Stasera non ho le forze per uscire e, come me, nessuno è uscito. Per la prima volta riusciamo ad andare a “Letto presto”(era l’una passata). Anche perché, domani, bisogna svegliarci presto per andare il prima possibile a Sant’Anna.

DISCORSO:

Curiosità, collaborazione, stanchezza,  risate, sofferenza, empatia e pianti.

Ho pensato molto a cosa dire e ho deciso di raccontarvi, attraverso queste parole, della mia ultima settimana.

Per  me il campo della pace è tutto questo:

La Curiosità;

La curiosità di provare nuove avventure;

La curiosità di ritrovarsi con persone nuove e culture diverse;

La curiosità di scoprire, di arricchirsi e di imparare.

La collaborazione;

La collaborazione tra persone diverse, persone con gusti e stili di vita differenti;

La collaborazione per sviluppare i vari progetti;

La collaborazione per convivere nel miglior modo possibile

La stanchezza;

la stanchezza per le camminate e le sudate;

La stanchezza per le notti insonni passate in compagnia a ridere e scherzare;

La stanchezza per cercare di dare il meglio di noi per rendere questa esperienza unica nel suo genere.

Le risate;

Le risate insieme come una famiglia;

Le risate a colazione, pranzo e cena;

Le risate nei momenti giusti e quelle nei momenti meno opportuni;

Le risate di giorno quando tutti sono svegli e quelle di notte quando tutti stanno dormendo.

La sofferenza;

La sofferenza negli occhi di chi l’ha vissuta;

La sofferenza di chi ha perso tutto;

La sofferenza di chi non ha avuto giustizia.

L’empatia;

L’empatia nei confronti di chi quel giorno era li;

L’empatia per i testimoni;

L’empatia per le famiglie e per il paese di Sant’Anna;

I pianti;

i pianti di chi ci racconta la propria testimonianza;

i Pianti di chi ascolta le storie dei superstiti;

I pianti di chi, una volta in quei luoghi, ricorda le vicende accadute.

In questi giorni ho trovato dei nuovi amici, mi verrebbe quasi spontaneo dire di aver trovato una nuova famiglia.  Sono partito in modo insicuro perché questo progetto mi è stato presentato in modo poco chiaro e non avevo molte certezze. Poi però una volta li mi sono reso conto di quanto questo sia un progetto molto ben organizzato, interessante e unico.

Mi piange il cuore al pensiero che questo percorso sia quasi giunto al termine.  Questa esperienza la porterò con me per tutto il resto della mia vita e sono dell’idea che questo progetto debba andare avanti ogni anno.

10 Agosto 2017 – La Serata

Sono al ritrovo per la colazione. Ogni giorno sempre meno. Anche se di solito sono una persona a cui piace tanto dormire e che un’ora in più di sonno non mi fa schifo, soprattutto in questi giorni che dormo pochissimo, fino all’ultimo andrò a fare colazione. Questa é una promessa.

Ormai prendo il solito. sfoglia e the.

Siamo al convento e, nell’attesa che quelli del mio workshop siano svegli, partecipo a un’intervista fatta da uno dei workshop. L’intervistata si chiama Marisa Pieri.

Marisa Pieri è una figlia di due superstiti,  è nata a Sant’Anna nel 1949. Oggi ha 68 anni.

Ci racconta di come ha vissuto lei in un villaggio che ha visto una strage, in un posto che riporta i segni di un massacro. Dove i bambini non potevano giocare e dove vedeva regolarmente persone sfollate. Nonostante lei non fosse una superstite si sente comunque come se fosse nata da un grande dolore e anche se non ha vissuto direttamente in quel periodo ne ha avuto delle conseguenze.

Lei da quando è nata ha saltato solo 2 volte la commemorazione.

Ci afferma che per tutte le persone di Sant’Anna la cosa più importante è mantenere la memoria di ciò che è successo.

Rimango senza parole di fronte a tutto questo. Ci mostra anche dei documenti e, tra questi, anche una letterina di una figlia di suo padre, che aveva scritto per natale a suo padre , se non mi sbaglio.

Purtroppo non assisto a tutta l’intervista anche se mi sarebbe piaciuto molto.

Mi viene affidato il compito di scrivere il discorso per domani sera .

Mi isolo da tutti, sono nella mia stanza. Acqua frizzante e fonzies sono i miei unici compagni.

Penso a cosa scrivere e, alla fine, mi lascio andare e scrivo quello che è, per me, il campo della pace.

Il pranzo è finito e siamo pronti per andare a visitare un laboratorio di marmo qui a Pietrasanta.

Il laboratorio è molto bello, ci è stato spiegato il modo in cui viene lavorato, come funziona, come nasce e da dove viene il marmo. Ci hanno mostrato anche vari lavori che hanno svolto e il modo in cui riuscivano, tramite appositi attrezzi, a scalare le varie sculture e a fare più grandi o più piccoli, seguendo la richiesta dl committente.

 

Siamo al convento e Io ritorno nella mia stanza a finire il mio discorso. Dopo un po‘ mi prendo una pausa e tra due chiacchiere e due risate, mi rendo conto di aver perso un sacco di tempo. Fortunatamente il mio discorso è finito. Mi ritrovo con il gruppo e non so bene come ma mentre io, in un ora e mezzo, sono riuscito a perdere tempo e a perdere il telefono, loro sono riusciti a fare una pagina Facebook, una pagina Twitter, un blog e un podcast per una radio tedesca.

La cena è finita e dopo una piccola riunione di aggiornamento con tutti decidiamo di uscire tutti insieme, eccetto Irene, l’artista, che doveva rimanere al convento per finire un lavoro . Povera irene, ma non ti preoccupare! Berremo e ci divertiremo anche per te.

Siamo al solito bar che ormai è diventato il nostro punto di riferimento dopo varie serate passate qui . tra bevute, chiacchierate e risate passiamo il tempo.  non so che ore sono, ho già fatto due bevute e mi ritrovo a camminare per andare alle vedute, per vedere Pietrasanta dall’alto , con: Nick, Christina, Jana e Marina.

Facciamo due chiacchiere e tra spagnolo e inglese ci intendiamo. Loro decidono di entrare in un cantiere per andare a vedere le mura. Io però non voglio andare per motivi di sicurezza. Da amante delle normative e dei decreti sulla sicurezza nei cantieri e nei posti di lavoro preferisco rimanere fuori. Torniamo in piazza e mentre loro decidono di fare un ultimo giro e tornare verso il convento io ritorno a bere con quell’altri.

Tra vari shot e bevute varie, lo stato di sobrietà ormai ci ha lasciato.. Ci ritroviamo in piazza e armati di birre e di youtube ci diamo al karaoke libero e tra certe notti, despacito, un po’ di jovanotti e varie canzoni si arriva a notte tarda. Ma non passato inosservati nemmeno discorsi filosofici, di quelli da ubriachi. Imparo anche parole nuove che mi sono state insegnate dal mio,ormai caro, traduttore personale, Julian. Le parole sono: Wegbier e vorglὔhen. La prima significa prendere una birra da bere durante il viaggio e la seconda significa bere prima di uscire per andare a bere. Due parole, soprattutto la prima, che devo dire sono quasi uno stile di vita.

Sono queste le serate che porterò con me per tutta la vita. La condivisione di momenti speciali tra culture diverse. Il ridere e lo scherzare insieme nonostante le differenze. Il capirsi nonostante la diversa lingua.

Ho voluto passare un po’ di tempo con tutti anche perché siamo prossimi alla fine di questa esperienza e il tempo a nostra disposizione sta per terminare. So già che il giorno della partenza sarò molto triste e che mi mancheranno le serate come queste. Ma ora come ora l’importante è divertirsi al massimo e ci piangeremo addosso una volta tornati a casa anche perché, ora, non ne abbiamo tempo.

9 Agosto 2017 – Workshop: il mio blog!

L’ultima sveglia ha suonato, sono in ritardo! Corse su e giù dal bagno. Sono indeciso anche se mettermi o no le lenti per via del poco tempo. Doccia veloce, mi metto le lenti e sono pronto.

Penso che oggi sia stato il giorno in cui mi sono alzato peggio.  Mentre nei giorni passati mi svegliavo e riuscivo a fare le mie cose con calma, oggi proprio no! Le mancanti ore di sonno si stanno facendo sentire.

Anche in questo caso ho avuto un classico esempio della fiscalità tedesca:

ore 8 fuori il convento, ore 8:02 “ andiamo che è tardi” nonostante il fatto che siamo solo in 6 su 24.

Tornati al convento ci ritroviamo in plenaria e qui, prima di andare ognuno nel proprio workshop scelto, facciamo un gioco. Per fare questo gioco dovevamo essere in cerchio. Inizia uno e dice una delle due parole che sono:”Whiskeymixe o Wachsmaske”. Appena una di queste parole viene sbagliata la persona deve correre intorno al cerchio. C’era anche un’altra parola:” Messwechsel” per indicare il cambio giro. Per noi italiani pronunciare velocemente queste parole non era proprio una passeggiata quindi, dopo un po’, decidiamo di cambiare le parole e così sono diventate: “Capra campa e capra crepa” e per cambiare il giro: “Ambarabaccicicocco”.

Il gioco è finito e ognuno va nel proprio workshop.

Arrivo al mio e niente… ho ho avuto la conferma del fatto che sono l’unico italiano in mezzo a 4 tedeschi.

Parlare con loro risulta essere molto ma molto complicato ma grazie al fatto che Christina conosce anche inglese e spagnolo,  parlo con lei. Con la mia scarsa pronuncia inglese, lo spagnolo che ormai non studio più da 4 anni e l’aggiunta di parole in italiano, alla fine, sono riuscito a capire quale fosse il mio compito da svolgere: scrivere questo blog!!

Fortunatamente, quando stavamo per andare ognuno a svolgere il proprio compito, è magicamente comparsa la professoressa di tedesco del mio istituto, che mi ha salvato e mi ha tolto ogni dubbio.

Sono con la prof.ssa e con lei inizio a tirare giù due righe per il blog.

Piccola riflessione: questo è il mio primo blog. ci metterò tutto me stesso affinché vi piaccia e chiedo subito scusa per ogni errore grammaticale.

Come pranzo hanno avuto l’idea di allestire un buffet. Io ho il classico problema che mi porto dietro ogni volta che partecipo a un buffet. Mi piace mangiare solo che non riesco a farlo in piedi. Anni di esperienza mi hanno portato ad arrangiarmi in ogni modo possibile immaginabile. Le mie intenzioni sono quelle di utilizzare una sedia come tavolo ma, grazie a un’idea di Federica, prendiamo una sorta di tavolino e mangiamo li sopra.

È pomeriggio e mentre scrivo questo blog per il workshop sto facendo la sauna nella mia stanza. Risulta esserci un grande problema che mi porta a fare una tra le scelte più importanti della mia vita: apro la finestra per fare entrare un po‘ di fresco però poi sto con il computer al sole oppure chiudo la finestra cosicché la luce non mi batta sul computer però poi faccio la sauna?

Niente da fare, ho provato tutti i due ma sono entrambi situazioni sgradevoli.

Alla fine, grazie alla mia grande pigrizia, riesco a trovare la soluzione più semplice.. Apro la finestra per far entrare la Luce del sole e un po’ di fresco e nel mentre io con il computer mi attacco al muro e mi metto nell’unica parte all’ombra della scrivania .

È arrivato il cuoco Fabrizio, è sempre un piacere vederlo, lo trovo una bravissima persona ed è molto simpatico. Fa sempre morire dal ridere quando parla con le persone dei vari turni e solo alla fine, quando non capiscono le cose che dice di fare, si accorge che non sono italiani

Stasera non mangio molto, non ho fame. Ci sono pomodori, insalate, peperonata, pappa al pomodoro, cinghiale e tante altre cose.

La cena è finita, abbiamo appena finito di riunirci in plenaria per consultarci su quello che è stato fatto nei vari workshop e stiamo decidendo sul da farsi per stasera. Ma niente, non usciamo. Ci mettiamo a giocare a una sorta di calcio però da seduti e in cerchio. Un gioco apparentemente stupido ma che in realtà ci sta facendo divertire molto.

Il gioco è finito e armati di frizzantino e calici ci ritiriamo tutti in una stanza a fare due  discorsi e a conoscerci meglio. Con noi è venuto anche un tedesco, Veit. Gli stiamo facendo delle domande, giusto per conoscerlo un po’ di più. Domande che partono dalle cose più in generale fino a domande su cose un po’ più personali.

Io sono abbastanza distrutto e mi sto per addormentare. Anche stasera, senza rendercene conto, abbiamo fatto le ore piccole. Sono qui che dormo ritto quindi saluto tutti e mi ritiro nelle mie stanze.

8 Agosto 2017 – Dalla montagna al mare

La sveglia che suona, le poche ore di sonno e la fretta.

Come tutte le mattine sempre la stessa routine: corse dalla camera al bagno e dal bagno alla camera.

Doccia veloce, Mi metto le lenti, mi lavo i denti e così via finché non mi rendo conto che è tardi e che è l’ora di andare al ritrovo per la colazione.

È il secondo giorno che si va a fare colazione e già abbiamo delle perdite:  gente che rimane a letto per dormire un’ora in più.

Siamo in 15 più o meno . solito bar di ieri. Per me un thè caldo e una brioche alla crema. La giusta quantità di zuccheri per affrontare una nuova giornata.

Oggi però, per andare a Sant’Anna, abbiamo un autobus a nostra disposizione. Che fortuna, almeno ci risparmia di dover fare, di nuovo, le 6 ore di camminata.

Siamo arrivati e qui incontriamo Enrico Pieri, un altro superstite.

Siamo a sedere in piazza tutti pronti ad ascoltarlo. Ci hanno raggiunto anche Adele e Siria Pardini, due sorelle anche loro superstiti.

La storia di Enrico è anche questa molto commovente. Ci ha raccontato anche lui di come ha vissuto quella mattina , di come è riuscito a sopravvivere ma anche di quello che ha fatto dopo e di come è andato avanti.  Ci ha mostrato la sua casa, dove ora si trova il bar.

Ci ha detto anche di tutto quello che ha fatto per evitare che questo fatto venga dimenticato.

Ora siamo in cammino, con Siria e Adele, verso la strada che ci porterà alla loro vecchia casa. Sono entrambe signore molto gentili e simpatiche. 

Accompagno Adele a braccetto durante un piccolo tratto per arrivare alla loro vecchia casa. Mi racconta, durante la camminata, qualche aneddoto sulla sua vita e su quella delle sue sorelle.

Arriviamo alla casa. un’abitazione che possiamo notare sia stata restaurata recentemente ma nonostante questo è ricca di fatti storici. Ci raccontano la loro storia, di come per miracolo sono riuscite a salvarsi e di quello che hanno fatto dopo. Per chi come me, non è molto abituato a sentire cose del genere, è ovvio che venga colpito da attimi di commozione. È strabiliante il fatto di come, queste persone, siano riuscite ad andare avanti dopo tutto quello che hanno passato.

Ci fanno anche vedere il muro in cui, quella mattina , la loro famiglia fu posizionata in 3 file: dietro la fila con le persone più alte, davanti a loro quelle un po’ più basse e così davanti a loro quelle ancora più basse.

Ci raccontano di come uccisero la loro madre e di quando iniziarono a sparare a raffica colpendole. Fortunatamente riuscirono a salvarsi.

Andiamo verso l’ossario passando dal sentiero per la pace, se non mi sbaglio. Mi dice Adele che a lei dispiace molto che questo sentiero, che dovrebbe essere mantenuto, presenti uno stato di abbandono. Con tavole dismesse, erba alta e pruni.

Arriviamo all’ossario che vedo per la mia prima volta. Una piccola stradina, con le bandiere  di stati europei ai suoi lati, ci porta al monumento. Un’imponente struttura con pietra a vista e rialzato. Alla base troviamo i nomi di alcune persone morte in quella mattina. Sotto la struttura troviamo una scultura rappresentante una madre che tiene una bambina in braccio. Dietro c’è una  grande pietra con su scritti i nomi, in ordine alfabetico, delle persone morte durante l’eccidio. La più piccola aveva 20 giorni mentre la più grande ne aveva 87. C’è anche una campana ristrutturata recentemente.  

È l’ora di pranzo quindi ci incamminiamo verso il bar dove ci aspettano per mangiare.

Il menù del pranzo di oggi prevede: insalatina leggera, formaggi e salumi.

Al tavolo con noi ci sono anche Siria e Adele. Tra le chiacchiere e le risate il pranzo è finito. Le due sorelle proprio come le classiche nonne si sono prese cura di noi. Offrendoci l’acqua durante il percorso, riparandoci dal vento quando eravamo all’ossario e, per finire, offrendoci cracker e pastine a fine pranzo.

Si è fatta una certa ora e, dopo aver salutato Adele e Siria e esserci riposati con tanto di gelato , il pullman ci aspetta per riportarci al convento.  

Siamo sul pullman di ritorno e possiamo scegliere: andare al mare o andare a riposarci al convento.

Ovvio che la mia scelta ricade sull’andare al mare. Veniamo ospitati in un bagno. Faccio  per entrare in acqua e noto, come ormai ben risaputo, che l’acqua del mare  della Versilia non è delle migliori ma comunque ci si accontenta. Prendiamo anche un pedalò e due tavole da windsurf ma senza vela. Tra risate, nuotate e tentativi fallimentari per provare a stare in piedi sulla tavola ci rendiamo conto che è l’ora di tornare al convento. Guardo l’ora,  siamo in ritardo e ormai abbiamo perso il pullman con il quale saremmo dovuti tornare. Fortunatamente c’è quello dopo.

 

Mi rendo conto che siamo nuovamente in ritardo. Metto fretta  a tutti e si va di corsa alla fermata. Per nostra fortuna siamo in Italia e quindi il pullman è in ritardo. 

All’arrivo in convento mi fiondo sotto la doccia nell’attesa della cena.

Anche stasera decidiamo di uscire e ci mettiamo alla ricerca di un bar carino dove andare a fare una bevuta. Prendo un long Island e ci mettiamo a sedere. Ci diamo alle solite chiacchiere da bar per conoscerci meglio. Siamo tornati in convento e facciamo  un “After-Party” ,cioè ci ritiriamo tutti in camera di Federica e Noura.

7 Agosto 2017 – La camminata

Sono sveglio!  mi metto le mie scarpe verdi  fluo da ginnastica, il mio cappello panama color nero e bianco (intonato con la mia maglietta e i miei pantaloni) e prendo  i miei occhiali da sole e sono pronto ..

Ovviamente prima ci vuole una bella colazione al bar.

Siamo in un bar carino a Pietrasanta ma un po’ piccolo, forse, per 24 persone.

Un thè caldo e una sfoglia alla ricotta, grazie.

Siamo prossimi alla partenza e mi viene dato, da mettere nello zaino, dello stracchino e delle carote, per tutti, da mangiare durante la camminata. Lo stracchino ? già proprio quello! Da portare con me in una lunga scampagnata sotto il sole. Vabbe, nel  caso qualcuno lo volesse, io ce l’ho. Basta chiedere.

Ci siamo, siamo pronti alla camminata. Ci hanno raggiunto le due guide, Galileo e il professore Bettini(un architetto e un professore della mia scuola). Ci raggiunge anche la professoressa Rebechi( professoressa di tedesco del mio istituto).

Sono previste 4 ore di camminata per andare da Pietrasanta a Sant’Anna di Stazzema a piedi.

È  caldo, molto caldo. È passata solo un’ora e io direi di iniziare a pensare alla prima sosta.

Sono passate quasi due ore e facciamo la prima pausa: carote, pan di stelle e fonzies !

Ci mettiamo subito in cammino, manca ancora tanto ! lasciatemi pure qui..

Siamo più o meno a metà del percorso, ci fermiamo nei pressi di un bar a Capriglia e abbiamo delle perdite. Purtroppo, delle persone, non si sono sentite molto bene e quindi verranno prese da una macchina e portate su.

Io sono ancora in piedi nonostante non sia una persona abituata a fare questo tipo di scampagnate. Ci fermiamo di nuovo, quando manca poco. Fonzies e arrosto della sera prima solo il mix perfetto per ricevere una carica di energia per affrontare l’ultimo parte del percorso. 

Ci imbattiamo in alcuni posti importanti per la storia di Sant’Anna. Posti percorsi  dalle truppe tedesche per arrivare a Sant’Anna.

Dopo 6 ore(invece che 4)  di camminata, 2 litri e mezzo di acqua, 5 carote, 2 pacchetti di fonzies , 4 fette di arrosto ci siamo, eccoci a Sant’Anna!

Che bello vedere tutto pronto per il pranzo! so che ho già mangiato tanto però ho sempre fame..

Siamo nella chiesa di Sant’Anna, sono commosso nell’ascoltare la testimonianza di Enio Mancini. Ci ha raccontato la sua storia e di come ha vissuto, lui, il 12 agosto del 1944, di come viveva prima e di cosa ha fatto dopo.

Museo di Sant’Anna di Stazzema. Qui Enio ha appena finito di raccontare la sua storia e ci hanno fatto un dono, una scultura che si ispira a una foto molto famosa: i bambini che giocano.

Posso scegliere per il ritorno: a piedi o in autobus?

A Piedi? No grazie, come se avessi accettato.. vado in autobus che è meglio.

È cena e il nostro caro Fabrizio questa sera si è davvero superato: gnocchi al salmone e panna..

Proprio quello che ci voleva dopo una giornata come questa!

Nonostante la stanchezza decido di uscire comunque. Andiamo a Pietrasanta a fare un giro.

La città nuova, ma ormai già vista, ci porta ad accusare un po’ di noia. Dopo un po’ decidiamo quindi di giocare a obbligo o verità.

Imbarazzante ma allo stesso tempo esilarante. La bottiglia gira e dopo pesanti obblighi inflitti, ideati da me, mi aspetto, al mio turno, una grande vendetta. Ma alla fine, a quanto pare, quello cattivo ero solo io. Mi obbligano ad andare in mezzo alla piazza e far finta di alzare un peso.  in mezzo alla piazza però trovo tutti quell’altri e quindi, quasi obbligato, mi fermo con loro a fare una tranquilla partitina di calcio in mezzo alla piazza.

E‘    tardi e domani bisogna svegliarci presto ma nonostante questo rimaniamo a giocare.

6 Agosto 2017 – Conoscersi

Buongiorno! Purtroppo per chi, come a me, piace dormire, svegliarsi presto non è sempre semplice. Poche ore di sonno e il caldo non sono il massimo come modo per svegliarsi.

È stata una grande sorpresa scendere e trovare una bella tavola imbandita con una ricca colazione in stile tedesco. Sto pensando :” ma come faranno la mattina a mangiare tutta questa roba come formaggi, affettati, pomodori insieme a Biscotti,marmellate, cereali e frutta?”

Mi bevo due tazze di caffè e intanto provo a mangiare una fetta di tacchino con un po’ di formaggio. Niente da fare! Passatemi due biscotti che il formaggio e l’affettato lo lascio volentieri ai tedeschi.

La quarta differenza culturale che ho notato è che, mentre gli italiani mangiano poco a colazione, i tedeschi mangiano tantissimo. Effettivamente è così che dovrebbe essere però la trovo una cosa difficile.

La colazione è finita e per rompere il ghiaccio siamo partiti subito con un gioco, uno dei classici giochi che riesce a metterti in grande imbarazzo. Questo gioco si chiama: “Das kotzende kἂnguru” o in italiano “il canguro che vomita”.

Per questo gioco dobbiamo stare in cerchio con una persona nel mezzo. La persona in mezzo deve indicare una persona e questa, con chi ha alla sua destra e alla sua sinistra, deve mimare 4 parole: James Bond, lavatrice, tostapane e canguro che vomita.

Finalmente il gioco è finito, che imbarazzo!

mi vengono consegnati due fogli e mi viene spiegata l’attività che devo fare.

Devo scrivere su un foglio “mi interessa..” e sull’altro “ vorrei contribuire con..”

La prima non è difficile, alla fine è il motivo per cui tutti siamo in questo sommercamp. Mentre l’altra.. con cosa vorrei contribuire ? io non ne ho idea! Con cosa potrei contribuire ? cucinare? No, meglio di no. Fare le faccende e aiutare? Figuriamoci! Organizzare ? meglio lasciare stare..

Alla fine, nel panico, mi viene in mente con cosa potrei contribuire.. con la mia simpatia!

Non so come mi può essere venuto in mente ma almeno ho scritto qualcosa.

Metto i miei fogli in una cassa e dopo, una volta che tutti hanno finito, devo ripescarne due.

Pesco ma, con la mia solita fortuna, un foglio è in tedesco. È arrivato il mio turno e devo leggerlo.. con la mia ottima conoscenza del tedesco provo a leggerlo ma niente! Nessuno ha capito una parola.

Mi sposto insieme a tutti nel refettorio. Assisto alla presentazione di Irene Lupi. ci parla dei suoi lavori sulla “memoria” e ci spiega cosa vuole fare con noi e dei vari progetti che ha in mente come ad esempio quello della “scatola della memoria” dove ognuno di noi dovrà inserire un oggetto con tanto di spiegazione del perché lo abbiamo scelto.

Non ho proprio idea di cosa poter inserire in quella scatola, ma alla fine ho tempo fino a domenica mattina.. qualcosa troverò!

Il pranzo è servito! Il menù prevede: insalata mista , affettati e formaggi.

È pomeriggio e ci siamo ritrovati. Ci siamo divisi in gruppi per fare una nuova attività dove lo scopo è capire cosa è accaduto in alcune date,  che sono:  1922,1933, 1939, 1940, 1941, 1943, 1944, 1945.

Noi come gruppo abbiamo messo queste:

1922 – Mussolini prese il potere, inizio del fascismo ;

1933 – Hitler prese il potere, la dittatura lungo le linee del fascismo

1939 – inizio della seconda guerra mondiale, formando il „patto d’acciaio“ tra Hitler e Mussolini,

Questa alleanza era conosciuto come „Asse Roma-Berlino.“;

1940 – entrata in guerra dell’Italia;

1941 – invasione dell’Unione Sovietica,  intensificazione della guerra;

1943 – Stati Uniti entrarono in guerra e sbarcano in Italia, Battaglia di Stalingrado;

Deponendo Mussolini „dall’alto“ (dal re Vittorio Emanuele III), resa d’Italia,

occupazione tedesca del nord e del centro Italia

1944 – Il 12 agosto, eccidio a Sant’Anna ;

1.945-25/04 festa della liberazione ;

08/05- La resa incondizionata della Germania.

è passata più o meno un ora e ci siamo divisi in 4 gruppi composti da 2 italiani e 2 tedeschi con 5 compiti da svolgere:

-fare un selfie con un turista tedesco;

-fare una foto di nascosto a un altro gruppo;

-assaggiare lo stesso gusto a 3 gelaterie diverse;

-Scambiare 3 susine e 1 mela con un oggetto;

­-parlare con un protagonista nel mercato medievale;

 quasi alla fine, con 4 compiti su 5 svolti nel migliore dei modi(Siamo riusciti a scambiare la mela e le susine con una freccia!!), ci siamo resi conto che ci mancava il selfie con un turista tedesco.

Semplice, penso, ma non è proprio vero che tutte le persone alte e bionde sono tedesche. Ci siamo quasi arresi quando all’ultimo, per caso, troviamo una gentilissima coppia tedesca con cui fare un bel selfie.

Per la prima volta vedo il cuoco Fabrizio, una persona simpaticissima che ci ha cucinato della buonissima pasta e come secondo l’arrosto.

La cena è finita e decidiamo, con alcuni, di andare a fare un giro per la città di Pietrasanta. Dopo un giretto e una bevuta di long Island decidiamo di andare a vedere la città dall’alto. Che bello! vale la pena fare tutta quella salita per vedere un così grande spettacolo!

5 Agosto 2017 – Arrivo

Arrivo a Pietrasanta  in un’afosa giornata di agosto: Sono solo sul treno, non conosco nessuno e sto per iniziare una nuova avventura un po’ misteriosa. La preoccupazione del momento mi porta ad una destinazione che non è quella giusta con due valige molto pesanti e il sole che mi batte dritto sulla testa. Raggiungere il gruppo che mi aspetta non è stato facilissimo né scontato: Ho sudato tutte le mie camice per arrivare al convento!!

È stato un sollievo trovare persone che già conosco a cui raccontare l’avventura appena vissuta. Subito dopo essere arrivato mi accompagnano alla camera che mi ospiterà per la prossima settimana: è piccola ma luminosa e, pur essendo una camera doppia, sembra singola perché una porta mi divide dal mio coinquilino che conosco in questo esatto momento. La lingua dominante è l’italiano perché molte delle persone che ci guidano sono bilingui. la situazione si ribalta completamente con l’arrivo degli studenti tedeschi: Non ho mai studiato tedesco in vita mia, i suoni sono molto diversi e quasi mai capisco il senso del discorso. Mi sento decisamente spaesato!! Sentirli parlare, per me, è come ascoltare il canto dei grilli e delle cicale in un giorno d’estate.

La prima differenza culturale l’ho scoperta quando siamo andati a fare la spesa insieme: i tedeschi hanno un senso del tempo diverso da noi italiani, ora ho capito il concetto di puntualità.

Preparare la cena di benvenuto per 25 persone è stato molto divertente nonostante le difficoltà che abbiamo incontrato perché non siamo ben organizzati, la cucina non è attrezzata e per molti di noi è la prima volta che cuciniamo per altri.

Il menù prevede una cena italiana: pasta al pesto e insalatona, un pasto leggero secondo le abitudini tedesche.

Il tavolo allestito nel giardino faceva molta figura, così colorato e con tante persone che imparavano a conoscersi.

La seconda differenza culturale che ho notato è che gli italiani, soprattutto a tavola, sono molto ma molto più rumorosi dei tedeschi.

È arrivata l’ora di andare a letto e qui ho visto la terza differenza culturale cioè che gli italiani, la sera, vanno a letto molto più tardi.

Sommercamp della pace

Durante l’ inverno, nel nostro istituto, è stato presentato un progetto molto innovativo dal titolo: “Sommercamp della pace a Pietrasanta”. Si tratta di un progetto finanziato dalla regione tedesca del Baden Wὔrttemberg che prevede la partecipazione di un gruppo di 18 ragazzi, dai 18 ai 30 anni, metà tedeschi e metà italiani . Quando i nostri insegnanti ci hanno illustrato questa opportunità, ho intuito che sarebbe potuta essere un’esperienza significativa per i seguenti motivi:

-approfondimento delle conoscenze storiche che riguardano la seconda guerra mondiale in generale e in particolare nel nostro territorio. Queste conoscenze servono per arricchimento personale ma anche come introduzione al percorso storico che sarà argomento di esame in sede di maturità.

-Confronto tra le diverse culture. Sia per lo stile di vita che per le abitudini alimentari(i concetti di evitare gli sprechi e di riciclare sono per i tedeschi molto più forti!!)

-Collaborazione e convivenza quotidiana di ragazzi che si incontrano per la prima volta e che condividono lo stesso tetto e le stesse esperienze per una settimana.

-Cooperazione per strutturare il nostro intervento alle celebrazioni organizzate per commemorare l’eccidio.

Tagebuch 13. August

Der Tag der Heimfahrt war gekommen. Um 6 Uhr ging es los zu einem letzten gemeinsamen Frühstück in der Stadt und dann zum Bahnhof. Unsere Redner, Arbina, Julian und Marco, erhielten noch ein kleines Geschenk, bevor wir uns alle voneinander verabschieden mussten.

Nach einer langen Gruppenumarmung und einigen Tränen, stiegen wir in den Zug, der uns zunächst nach Florenz, dann nach Bologna und schließlich nach München bringen würde. In Florenz hatten wir durch die lange Umsteigezeit die Möglichkeit, die Stadt zu besichtigen.

Während der Fahrt wurde versäumter Schlaf nachgeholt, Skat und andere Kartenspiele gespielt, Musik gehört oder einfach ein wenig geplaudert.

In München trennte man sich dann. Eine Gruppe fuhr Richtung Ulm bzw. Stuttgart weiter, die andere Richtung Erfurt. Gegen Mitternacht trafen auch die letzten erschöpft, aber glücklich, in ihren Zielbahnhöfen ein.

Es ist schwierig, etwas Zusammenfassendes über unsere Reise zu sagen. Sie hat nachdenklich gestimmt und berührt, aber auch Spaß gemacht. Sie hat uns weinen und lachen und den wenigen Schlaf verfluchen lassen. Sie hat uns angestrengt. Sie hat uns neue Freundschaften geschenkt. Von den Höhen und Tiefen war alles dabei. Es war eine einzigartige Erfahrung, die ich nicht missen möchte.

Ich freue mich schon darauf, alle an unserem Nachbereitungsseminar wiederzusehen.

 



 

Bericht und Bilder von Christina Gohle